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Utile e Giusto VS Pratico ed efficiente.

 

Esiste uno spettro di scelte enorme tra ciò che è utile/giusto e ciò che è pratico/efficiente.

Questo è banale ma è doveroso ribadirlo ogni tanto in quanto, l’overdose di “informazione” a cui oggi siamo sottoposti, porta a creare confusione anche tra le cose ovvie.

Scelta di esercizi, protocolli, allenamenti. Spesso ciò che risulta ottimale e perfetto teoricamente, al lato pratico è poco attuabile e efficiente. Viceversa, ciò che non risulta perfettamente adatto e personalizzato, è però ultra pratico e rapido.

Un esempio banale può essere la ricerca di uno stimolo muscolare, in relazione alla curva di resistenza dell’esercizio. Effettuare delle varianti di stacco rumeni con una resistenza accomodata (tipo elastici), teoricamente è una cosa ottima. Un esercizio che dal punto di vista dello stimolo varrebbe sempre la pena fare. Negli stacchi rumeni infatti il peso sul bilanciere crea una resistenza sui muscoli delle anche (femorali e glutei) che risulta:

  • Altissima in allungamento (“in basso”);
  • Bassissima a fine concentrica (“in alto”).

L’utilizzo degli elastici mitiga la discrepanza. Aumenta la resistenza a fine concentrica, senza influire sulla fase iniziale di allungamento.

Perchè allora non farlo sempre?
Perchè è poco pratico! Bisogna sistemare gli elastici. Avere un buon supporto che li blocchi e li faccia “lavorare” correttamente. La fase preparatoria allunga il tempo dell’esercizio e pochi hanno la voglia ed il tempo di farlo.

Esempio analogo per l’impiego di elastici alla leg press. Esercizio che, su quasi su tutti i macchinari, risulta spropositatamente duro in basso e facile in alto (motivo per cui le persone caricano i “come dei pazzi” e poi svolgono solo mezzo movimento).

Nei casi in cui la leg press sia fornita dei supporti per l’inserimento dell’elastico, in due secondi si fa. In caso contrario si lascia perdere. 

Le alzate laterali, altro esempio lampante. Tutti sappiamo che svolte ai cavi invece che ai manubri, garantiscono una curva di resistenza migliore. Al lato pratico però 9 su 10 in palestra i cavi sono occupati, mentre un coppia di manubri li trovi sempre liberi.

Tutto il discorso è poi ovviamente espandibile a schemi e/o programmazioni. Perchè non periodizzare schemi in 8×3 o 6×4?

Perchè se effettuati con carichi importanti e recuperi medio lunghi, ci metteremmo quaranta minuti per svolgere un solo esercizio. Se sono un soggetto che deve scappare a lavoro o tornare a casa dopo la giornata di lavoro (e per il 90% delle persone è così) troverei folle l’idea di stare mezz’ora su un singolo esercizio.

Vedete, esistono idealmente tantissime cose giuste, ottimali, perfette. Nel pratico però assumono senso solo se la persona può dedicare davvero tante ore a settimana all’allenamento. Ci possono essere esigenze particolari (dolori, infortuni, esigenze sport specifiche in preparazione) che portano ad aumentare il tempo dedicato a determinati stimoli ed esecuzioni. Ma anche in questi casi, il tempo in più dedicato alla specificità, è tempo sottratto “ad altri” stimoli.

Conclusione.

Ma quindi la morale quale è?

La morale è che leggo sempre tante, troppe discussioni teoriche su ciò che è meglio o peggio. Su ciò che sarebbe più o meno ideale per massimizzare, esaurire, sviluppare etc. Alla fine della fiera però, nel 99% dei casi, è molto più conveniente far ricadere le proprie scelte sulla praticità, che sulla mera perfezione teorica.

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