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Pre-attivazione e Pre-affaticamento.

 

Cosa sono gli esercizi di pre-attivazione? Quali sono questi esercizi? A cosa servono? Per cosa differiscono da quelli di pre-affaticamento? Cerchiamo di contestualizzare queste categoria di esercizi, valutando concretamente quando inserirli nelle nostre routine.

Cosa si intende per pre-attivazione.

Parlando di esercizi di pre-attivazione ci riferiamo ad una categoria di esercizi volti ad allenare l’equilibrio e la coordinazione di un movimento riducendo così l’incidenza agli infortuni.

Molti schemi motori del corpo umano, spesso presentano già dalla pubertà dei deficit motori. Deficit causati da una debolezza, da una inadeguata trofia di alcuni gruppi muscolari coinvolti nel movimento. Diverse possono essere le cause:

  • Genetica individuale o fattori strutturali sfavorevoli;
  • Caratteristiche biomeccaniche (come ad esempio la scarsa mobilità articolare);
  • Caratteristiche fisiologiche (quali lo scarso numero di fibre e tipo di fibre).

Tra le principali motivazioni di sviluppo della “debolezza”, la più diffusa è certamente la mancanza di propriocezione. Mancanza che impatta negativamente sulla tecnica di esecuzione.

Una valida strategia volta a migliorare propriocezione ed attivazione consiste nell’eseguire un esercizio di pre-attivazione o pre-affaticamento prima di passare all’allenamento dello schema motorio complesso.

Obiettivi e caratteristiche degli esercizi di pre-attivazione.

Gli esercizi di pre-attivazione rispondono principalmente a due obiettivi funzionali:

  1. Allenano l’equilibrio e la coordinazione;
  2. Riducono l’incidenza agli infortuni.

Per il raggiungimento di tali obiettivi, l’esercizio di pre-attivazione muscolare deve rispondere alle seguenti caratteristiche:

  • Il suo raggio di movimento deve essere ampio al fine di garantire il completo (o quasi) allungamento e accorciamento;
  • L’esercizio NON deve essere necessariamente di isolamento (mono-articolari), ma deve comunque limitare il lavoro dei muscoli sinergici per pre-attivare in modo specifico il muscolo target;
  • Il ritmo di esecuzione deve essere controllato con un breve momento di stasi in fase di massimo accorciamento (picco di contrazione);
  • Il numero di ripetizioni deve essere alto (12/20 ripetizioni);
  • Il numero di serie consigliato deve essere compreso tra due e tre;
  • NON deve mai raggiungere la soglia dell’esaurimento muscolare;
  • Affinché la sua funzione sia di attivatore, deve precedere l’esercizio o lo schema motorio di riferimento.

 

Cosa differenzia pre-attivazione da pre-affaticamento?

La differenza sostanziale rispetto agli obiettivi della pre-attivazione è che, un pre-affaticamento deve raggiungere gradi di intensità percepita molto molto alti. Uno stimolo che superi il cedimento tecnico e giunga al cedimento concentrico. Il suo scopo è quello di garantire che, nello specifico esercizio successivo, non solo percepisca fortemente il distretto muscolare target, ma che tale distretto sia il primo a cedere. Ossia che la serie del esercizio successivo, sia interrotto in quanto il distretto muscolare pre-affaticato “non ce la fa”.

Il problema principale dei lavori di pre-affaticamento rispetto ai lavori di pre-attivazione, riguarda l’effettivo calo di performance a cui siamo soggetti. Calo dovuto ovviamente all’esaurimento precedentemente ricercato.

Se dopo un lavoro di pre-attivazione posso quindi aspettarmi una buona performance, con lavori di pre-affaticamento questa performance sarà molto ridimensionata. Di contro l’intensità percepita sul distretto muscolare target sarà altissima.

Conclusione.

Meglio quindi pre-attivare o pre-affaticare. Dipende da ciò che cerchiamo. Sono strumenti diversi, per scopi diversi. Personalmente prediligo più per esercizi di pre-attivazione che non di pre-affaticamento. Tuttavia nei casi in cui il distretto target sia molto molto difficile da attivare a causa della co-partecipazione di molti distretti sinergici, l’utilità del pre-affaticamento resta indiscutibile.

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