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L’ossessione dei 10mila passi al giorno.

“Sotto i 10mila passi non vale”. “Ne hai fatti 10mila? Esame superato”. Un’ossessione collettiva, amplificata da tutti i gadget ed App smarthphone. Oggi l’obiettivo dei 10mila passi è diventato una moda!

Sia chiaro, nessuno mette in discussione i benefici di una vita attiva rispetto ad uno stile comatoso da “Netflix dipendenti”. Ma diciamo no a questa maniacale e insensata ossessione.

10mila passi al giorno è una cifra ASSOLUTAMENTE arbitraria, mai messa seriamente in dubbio.

Negli anni, vari studi medici hanno confermato come, chi macinava 10 mila passi al giorno, fosse significativamente  più sano e cardiotonico di un individuo con ritmi da bradipo. Nessuno però si è mai preso la briga di valutare l’eventuale equivalente efficacia di 8.750 passi, o 6.900, per dire.

Quindi avanti tutta con i 10mila passi. E se ti dicessi che questo “tormentone” fosse in realtà uno slogan senza alcun fondamento scientifico mi crederesti

Dove nasce la storia dei 10mila passi?

10mila. Un numero rotondo, incisivo, convincente. Un numero che vive di un’enfasi tutta sua.

Quante volte lo avremo incontrato? Almeno diecimila. Ed ovviamente, quanti passi dobbiamo fare ogni giorno per stare bene, dimagrire, sentirci in forma, superare la prova costume, prevenire le malattie, vivere a lungo?
Lo sapete già. Proprio 10mila.

Ma chi l’ha deciso, esattamente? Qualche studio, ricerca, esperimento direte voi. Non è cosi!

L’origine di questo riferimento non affonda le sue radici nella scienza ma bensì nel marketing giapponese degli anni Sessanta. All’indomani dei Giochi olimpici di Tokyo ’64, un signore di nome Yoshiro Hatano (poi diventato imprenditore), inventò il primo contapassi indicando i 10mila passi come valore empirico di prevenzione contro ipertensione, obesità, infarti, diabete. Fu così che venne lanciato sul mercato il primo pedometro, da indossare intorno alla cintura, per consentire al soggetto di monitorare giornalmente il proprio livello di movimento.

E sapete come si chiamava il primo pedometro? «Mampo-key», che in giapponese significa 10mila passi.

Il numero non restò confinato al Giappone. In brevissimo tempo si diffuse in tutto il Globo diventando ben presto la parola d’ordine di tutti i jogger planetari.

10mila passi è un’indicazione utile a tutti?

Suggerire ad una persona poco attiva, di macinare 10 mila passi al giorno può essere un buon suggerimento?

Assolutamente no! Se una persona è cardiopatica o manifesta problemi alle ginocchia si ritroverebbe ben presto in cardiologia o in ortopedia. Esistono criteri di gradualità da rispettare. Pena dolori muscolari e fatica eccessiva.

10mila, così come ogni altra cifra, non può essere qualcosa che va bene per tutti. Molto dipende da chi li percorre, dalla sua altezza, dall’ampiezza del passo, dalla lunghezza delle gambe, dal suo peso corporeo. 

Altro mito da sfatare. “Camminare fa dimagrire!“. Assolutamente no. Il deficit calorico fa dimagrire. Non camminare in senso assoluto. Il beneficio del movimento risiede in ciò che non vediamo. La contrazione dei muscoli, gli effetti anti-infiammatori, antiossidanti generati. La protezione cardiovascolare e metabolica.

Non dimagriamo camminando, ma riduciamo colesterolo, pressione, glicemia. Produciamo endorfine e potenziamo il sistema immunitario. 

Conclusione.

Invertendo l’ottica del discorso, ciò che mi sento di suggerire è di “tenere a mente” la soglia minima. Ossia quei passi ritenuti davvero troppo pochi. Una persona sedentaria spesso e volentiere non svolge più di 1.500 passi. Ecco che quindi direi, sotto la soglia dei 3000 passi, siamo veramente troppo poco attivi. Ma da qui ad aizzare di colpo a 10 mila, in maniera ossessiva ed universale, resta a mio avviso una tremenda generalizzazione.

Liberarsi da questo “tormentone fitness” e godersi la bellezza del movimento nella sua naturalezza resta come sempre la chiava di svolta. 

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