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Qualità delle Proteine e dieta Iperproteica.

La qualità delle proteine svolge un ruolo chiave nel raggiungimento dell’ipertrofia muscolare indotta dall’esercizio fisico contro resistenze. Oltre alla digeribilità di una data fonte di proteine, il suo contenuto essenziale di aminoacidi EAA (in particolare di leucina) influenza fortemente la loro capacità di stimolare la sintesi proteica muscolare.
Nel grafico sottostante (Figura 1) è mostrato il contenuto di EAA di varie fonti proteiche. Come potete vedere, le proteine animali sono generalmente di qualità migliore rispetto alle proteine vegetali. In relazione ai valori riportati dal grafico, analizziamo quali sono le implicazioni pratiche derivanti.
Figura 1 – Contenuto di amminoacidi essenziali delle diverse fonti proteiche.

Fonti proteiche animali e vegetali, pro e contro.

Fonti proteiche animali e vegetali sono entrambe valide, con pro e contro.
Le proteine di origine animale sono generalmente migliori. Tuttavia queste fonti andrebbero generalmente consumate in quantità/frequenza minore. Le proteine di origine vegetale sono invece di qualità più bassa e  meno digeribili. Tuttavia le fonti che le contengono devono essere consumate più frequentemente ed apportano notevoli vantaggi in termini di salute e stato nutrizionale (al di là del mero apporto proteico).
La soluzione più semplice è consumarle entrambe nelle porzioni e quantità consigliate, giocando anche con gli abbinamenti (che non sono sempre indispensabili nello stesso pasto).

Vegani ed apporto proteico.

I vegani, a causa della qualità e scarsa digeribilità delle proteine assunte, necessitano generalmente di una quota proteica maggiore. Nello specifico, è probabile sia necessario aumentare l’apporto proteico di un 10-20% rispetto a un onnivoro.
Sappiamo inoltre che le raccomandazioni in nutrizione sportiva vanno da 1,4 a 2,2 g/kg di peso corporeo (con qualche discrepanza tra le raccomandazioni elaborate dalle varie Società Scientifiche) ma il range è ampio e al lato pratico cambia poco. Serve personalizzare. Probabilmente chi consuma anche alimenti animali può assestarsi a metà strada tra i due estremi, o all’estremo inferiore (1,4 – 1,8 g/kg). Chi è vegano, invece, probabilmente beneficerà di un apporto proteico vicino all’estremo superiore (1,8 – 2,2 g/kg).

LE DIETE IPERPROTEICHE FANNO MALE AI RENI?

In seguito all’assunzione e alla digestione delle proteine, gli aminoacidi liberi che entrano nel circolo ematico, prima di poter essere utilizzati devono essere metabolizzati dal fegato. Questo avviene tramite una serie di processi tra cui la deaminazione.

Con la deaminazione il gruppo amminico della proteina viene rimosso, portando alla formazione di uno scheletro carbonioso e ammonio. L’ammonio, essendo un prodotto altamente tossico per l’organismo, deve essere eliminato. Come lo elimina il nostro corpo? Convertendo l’ammonio in urea. Trasportando l’urea ai reni e successivamente escretandola.

Vediamo quindi come, sia il fegato, sia i reni siano implicati nel processo di eliminazione dell’ammonio derivate dal metabolismo degli aminoacidi. Questo porta a pensare che un elevato apporto proteico, sovraccarichi di lavoro il fegato e/o i reni.

Tuttavia, ogni volta che la ricerca scientifica ha tentato di correlare le diete iperproteiche ai danni tissutali ed alla funzionalità renale e/o epatica, non è mai riuscita a dimostrare nulla. In sostanza non è mai stato confermato che le proteine causino danni renali. Anzi, moltissimi studi lo hanno smentito.

Il “mito” parte sempre da un frammento di verità. Brenner storico nefrologo, aveva proposto la teoria secondo cui i glomeruli renali, fossero danneggiati da un’eccessiva produzione di urea (associata ad un maggior consumo di proteine). In effetti, ad un primo sguardo,  alcuni esperimenti di Brenner avrebbero potuto confermare il falso mito. Il motivo per cui invece vi dico che “stiamo discutendo del nulla” è che il nefrologo, in realtà, non fece mai esperimenti su soggetti sani. Brenner ha condotto i suoi studi unicamente su pazienti malati, con insufficienza renale e con nefropatie. Chiaramente, Brenner era interessato all’aspetto patologico più che all’aspetto fisiologico. Ciò che ha dimostrato è quindi che, un rene malato potrebbe non essere in grado di svolgere al meglio il suo lavoro, qualora il soggetto segua una dieta ad elevato consumo di proteine. (Approfondimento wikipedia)

Quando esterniamo preoccupazioni per i reni, in seguito ad assunzione proteica elevata, dovemmo quindi  riferirci a soggetti affetti da disturbi patologici. I reni di un soggetto sano, sono perfettamente in grado di gestire elevate quantità di urea derivate da alti introiti proteici. Di conseguenza, non esistono evidenze che un elevato consumo di proteine danneggi i reni.

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